
Con
la sua linea tipicamente ottocentesca, con alcuni richiami neoclassici e fregi
baroccheggianti, mimetizzato in un isolato di palazzi nobiliari del
cinque/seicento, il Dovizi fu eretto nel 1842 per volontà dell’ Accademia
degli Operosi, che aveva per motto il verso oraziano "omne tulit punctum
qui miscuit utile dulci", su disegno dell’ architetto Niccolò Matas,
progettista anche della facciata neoclassica del limitrofo Oratorio di San
Francesco, oltre che di quella di santa Croce in Firenze e dei padiglioni del
Museo Napoleonico di Portoferraio

All’
interno presenta la caratteristica forma ad U, con palcoscenico parallelo alla
strada e tre ordini di palchi, che subirono profonde modifiche negli anni 60/70
a seguito della trasformazione da teatro a sala cinematografica, con la
costruzione di due piccole gallerie e l’ eliminazione del boccascena e dei
camerini. Ora, a nuova vita restituito, ritrova l’ originaria copertura
lignea, il soffitto decorato con un cielo dai toni tiepoleschi, il terzo ordine
di palchi, la graticcia e il ballatoio, ma soprattutto, recuperato l’ antico
esprit plastico e barocco, rende omaggio all’ estro dei Galli da Bibbiena che
hanno rappresentato un punto di riferimento nel campo dell’ architettura
teatrale per tutto il XVII e XVIII secolo. La facciata infine è stata
conservata tale e quale, ad eccezione dell’ aggiunta di un cartiglio che
sormonta l’ arco di ingresso centrale